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Chiellini: “Ecco i miei cinque punti contro il razzismo”

Il capitano bianconero: “Da italiano mi vergogno, continuerò ad alzare la voce perché vedere gli altri calciatori insultati mi fa male”

Chiellini oltre ad essere un campione sul campo, non a caso all’età di 37 anni si è classificato al 13° posto della classifica del Pallone d’Oro 2021, rimane un esempio anche fuori per tutte quelle tematiche che riguardano il calcio e il tifo. Sul razzismo il capitano della Juve si è sempre esposto e in un report per il FIFPro di cui il “Guardian” ha pubblicato un estratto l’ha fatto ancora, provando ad avanzare le soluzioni da adottare. “Oggi il calcio italiano affronta un’altra sfida: l’orribile razzismo vissuto dai giocatori di colore o in generale dal diverso background etnico. In questa stagione abbiamo già visto tanti incidenti e da italiano mi vergogno. Da calciatore mi sono preso la mia giusta dose di insulti dagli spalti ma mai abusi legati a qualcosa che è parte di me, come il colore della pelle, il genere o la sessualità. Non potrò mai capire come ci si sente ma so che è inaccettabile e bisogna fermarlo ha spiegato secondo quanto riporta Tuttosport.

Chiellini ha ricordato quanto successo a Koulibaly nell’ultimo Fiorentina-Napoli“Non so esattamente cosa vada fatto ma so che dobbiamo fare di più. È responsabiità di tutti agire, me compreso”. E il capitano della Juventus e della Nazionale suggerisce cinque punti per combattere il razzismo“Uno, bisogna capire che questa battaglia è la mia battaglia. Due, autoeducarsi: non ho tutte le risposte ma posso ascoltare e imparare. Tre, amplificare la voce degli altri: non starò in silenzio ma non parlerò per conto di chi vive la discriminazione ogni giorno. Piuttosto amplificherò le voci degli altri, sottolineando per esempio quello che hanno detto Koulibaly e Osimhen dopo la partita di Firenze. Dobbiamo ascoltare queste persone e tutti quelli che hanno il coraggio di parlare delle proprie esperienze”.

Chiellini ha aggiunto: “Quattro, provare a migliorarsi anche quando non piace. Si fanno errori ma non significa che dobbiamo mollare o non provarci. La cosa più importante è che quando sbagliamo, ci assumiamo la responsabilità di migliorare. Cinque, capire che il dibattito non riguarda se stessi. Mi fa male quando vedo i miei colleghi e i miei compagni di squadra insultati ma mi rendo anche conto che devo gestire le mie emozioni, perché non sono io la vittima. Ecco, è questo che possiamo fare noi calciatori. Ovviamente serve uno sforzo di tutti, Federazioni, Leghe, club, autorità, governi per affrontare seriamente la questione ma io continuerò ad alzare la voce per incoraggiare gli altri ad agire. Tutti noi condividiamo la responsabilità di risolvere questo problema. Anche noi che non viviamo direttamente l’esperienza della discriminazione dobbiamo alzarci ed essere degli alleati migliori”, ha concluso.

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