Intervistato da “La Gazzetta dello Sport”,Ā Moreno Torricelli, ex giocatore della Juventus tra le altre, racconta quella che fu la sua esperienza in bianconero, a partire dal suo acquisto:Ā “Avevo 22 anni e giocavo tra i dilettanti. La mattina lavoravo come falegname in mobilificio e la sera andavo ad allenarmi. Era il ā92 e la Juve aveva molti giocatori impegnati con la Nazionale per un tour promozionale del Mondiale americano, cosƬ per fare delle amichevoli chiamarono me e altri ragazzi. Per me era giĆ un sogno essere lƬ. Piacevo aĀ Trapattoni, che scelse prima di portarmi in tournĆ©e in Giappone con loro e poi di farmi esordire in campionato. ‘Se non mi prendonoĀ Vierchowod,Ā io punto sul ragazzino’, diceva. Gli devo tutto. Ha avuto il coraggio di mettere uno sconosciuto titolare in Serie A.Ā
L’accoglienza dello spogliatoio? Mi accolsero bene, avevano letto anche loro la storia sui giornali. Pensi cheĀ Baggio, per scherzare, mi chiamava ‘Geppetto’. E vengo soprannominato cosƬ ancora oggi. Per Trapattoni, brianzolo come me, ero ‘legname’. Ovvero falegname.
All’inizio ero un poā timido. Non era il mio mondo, dovevo abituarmi. Pensi che in tre mesi sono passato da uno stipendio di 2-3 milioni di lire a uno di ottanta. Per esempio, subivo un poā la personalitĆ diĀ Vialli, eravamo arrivati insieme: lui da campione dāItalia con la Samp, io da sconosciuto. Poi, con il tempo, siamo diventati amici. Ricordo che non gli piaceva guidare, quindi lo passavo a prendere tutte le mattine per portarlo al campo. Ć stato un fratello e un grande capitano.
Se avevo un compagno preferito?Ā Certo, per me ĆØ un gradino sopra gli altri⦠e non perchĆ© sono di parte. Io eĀ AlexĀ passavamo tanto tempo insieme, visto che eravamo tra i più giovani del gruppo. Lui, però, era giĆ un campione. La Juve lo aveva pagato tanto, ne parlavano tutti come il futuro del calcio italiano. Abbiamo subito legato, frequentava molto casa mia. Mia moglie, che faceva la parrucchiera, gli tagliava anche i capelli. Tante volte si fermava a cena da noi, quante risate ci siamo fatti”.
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