Attorno a Joao Mario, alla Continassa, il clima non è dei più sereni. Il portoghese era arrivato alla Juventus con l’idea – e la speranza – di prendersi quella fascia destra, diventandone il padrone fisso. Finora, però, il campo ha raccontato un’altra storia: minuti centellinati, tanto lavoro in allenamento e la sensazione di non essere mai davvero al centro del progetto tecnico.
Il malumore, quindi, è quasi fisiologico. È normale che un giocatore che si sente pronto per “sfondare” in un top club resti spiazzato quando si ritrova spesso in panchina. Il fatto che sia stato impiegato poco prima con Tudor e ora anche con Spalletti qualche domanda la fa sorgere. Al netto delle battute, se due allenatori diversi arrivano alla stessa scelta, è legittimo pensare che ci sia una valutazione tattica ben precisa alla base.
Tudor, in passato, aveva fatto capire che considerava Joao Mario più adatto alla fase offensiva che a quella difensiva. Un profilo da esterno di spinta, capace di strappare e creare superiorità, ma meno affidabile quando si tratta di coprire, leggere le diagonali e mantenere la linea. Un discorso che riportava alla mente il caso Cancelo: un talento straordinario in avanti, ma non sempre impeccabile dietro. Con la differenza che Cancelo, per qualità complessiva, dava comunque uno strappo di livello superiore.
Spalletti, invece, non ha ancora spiegato pubblicamente le sue scelte su Joao Mario. Non sappiamo se lo stia modellando in allenamento per farlo crescere proprio nella fase difensiva o se, semplicemente, non lo ritenga ancora pronto per assumersi quel tipo di responsabilità dentro una squadra che vuole ambire ai massimi traguardi. Il risultato, però, è evidente: il giocatore continua a vedere il campo con il contagocce.
In questo scenario, l’ipotesi di una richiesta di cessione a gennaio non sarebbe per nulla sorprendente. Un’uscita a metà stagione permetterebbe a Joao Mario di trovare un contesto dove giocare con continuità e alla Juventus di valutare un eventuale innesto, ma senza sforare i famosi “paletti” economici e di bilancio. Ogni movimento in entrata, infatti, dovrà essere ponderato con attenzione, tra necessità sportive e sostenibilità finanziaria.
Il dossier Joao Mario, insomma, è tutt’altro che chiuso: molto dipenderà dalle prossime settimane, da eventuali minutaggi concessi e da come si evolverà il rapporto tra il giocatore e lo staff tecnico. Ma il segnale, oggi, è chiaro: la pazienza del portoghese non è infinita, e la Juventus dovrà decidere se rilanciarlo davvero o accompagnarlo alla porta del mercato invernale.


