Moggi replica a Giraudo: “Sono sempre stato l’unico a difendere la Juventus”

L'ex dirigente torna sulle parole dell'ex socio della Triade e ricostruisce i rapporti interni alla società. Ecco le sue parole

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Il confronto a distanza tra Luciano Moggi e Antonio Giraudo torna ad accendersi. Dopo le recenti dichiarazioni dell’ex dirigente della Juventus, Moggi ha deciso di rispondere intervenendo ai microfoni di Radio Bianconera, durante la trasmissione “Cose di Calcio” condotta da Antonio Paolino.

Al centro del dibattito ci sono soprattutto gli anni della cosiddetta Triade juventina e alcuni aspetti del rapporto tra i due dirigenti. Moggi ha contestato alcune ricostruzioni di Giraudo, soffermandosi anche sulla figura di Giampiero Boniperti e sul presunto dissenso nei confronti del suo arrivo a Torino.

Moggi difende il rapporto con Giraudo

Nel suo intervento, Moggi ha respinto l’idea che all’interno della dirigenza bianconera ci fossero problemi di rispetto o contrasti tali da compromettere il lavoro comune. Secondo l’ex dirigente, eventuali divergenze avrebbero dovuto essere affrontate quando la Triade era ancora operativa, senza trasformarle in accuse a distanza di anni.

“Sono d’accordo sul modo di portare avanti la Juventus e dell’invidia che ha portato la Juventus a Calciopoli – ha dichiarato Moggi ai microfoni di Radio Bianconera – Non ho capito però alcune cose dichiarate: quando si parla del non rispetto nei confronti di chi lavorara con me. Non è mai venuta fuori questa storia dei nostri dissapori, eravamo delle persone dirette e dovevamo dirlo in quel momento lì se qualcosa non andava e non adesso.”

Moggi ha quindi ricordato alcuni episodi della gestione condivisa, sottolineando come le decisioni più importanti fossero frutto di un lavoro collettivo.

“Io non mi prendo dei meriti, ho sempre detto che lavoravamo all’unisono, nello spogliatoio di Reggio Calabria con Paparesta c’era anche Giraudo. Quando andammo a firmare con Capello c’era anche Giraudo, ho sempre rispettato tutti.”

“Nessuno mi può tacciare di mancanza di rispetto”

L’ex dirigente juventino ha poi rivendicato il rapporto professionale costruito nel corso degli anni e ha negato di aver mancato di rispetto alle persone che lavoravano al suo fianco.

“Nessuno mi può tacciare di mancanza di rispetto. Ho sempre detto che poteva fare il presidente della Federazione ma l’ho detto perchè l’ho visto lavorare e non era la fraterna amicizia a farmi parlare ma era la verità.”

Nel suo ragionamento, Moggi ha collegato anche i risultati ottenuti dalla Juventus e dal calcio italiano durante quel periodo, ricordando il peso dei giocatori bianconeri nella Nazionale italiana.

“Fino al 2006 che c’eravamo noi, il campionato italiano era il più bello del mondo, abbiamo vinto il Mondiale e i giocatori che erano in Nazionale erano al 60% della Juventus.”

L’ex dirigente ha quindi ribadito la centralità della collaborazione tra i componenti della società: “Il lavoro andava bene e l’amicizia era cementata, non dai risultati, ma da una bella collaborazione”.

Il ruolo di Boniperti nella scelta della dirigenza

Uno dei punti sui quali Moggi ha voluto intervenire riguarda Giampiero Boniperti. Giraudo aveva parlato del possibile mancato gradimento dell’ex presidente juventino nei confronti di Moggi, ma quest’ultimo ha fornito una ricostruzione differente.

“Un’altra cosa che non mi è piaciuta è quando dice che Boniperti non voleva Moggi, ma in realtà Boniperti già non c’era più e poi non voleva né Moggi né Giraudo, tifoso torinista sfegatato – ha proseguito ancora Moggi – Ci hanno contestato all’inizio prima di capire che in mani nostre la Juve era al sicuro.”

Secondo Moggi, dunque, le perplessità iniziali nei confronti della nuova dirigenza sarebbero state superate con il tempo e con i risultati ottenuti dalla Juventus.

“Ho sempre pensato al ‘noi’ e non all’io”

Un altro tema affrontato dall’ex dirigente riguarda il suo presunto atteggiamento personale. Moggi ha respinto l’accusa di aver cercato di attribuirsi individualmente i meriti della gestione della Juventus.

“Quando leggo della mia presunta comunicazione vanitosa, dico che io non ho mai detto che ero il migliore, mi hanno fatto diventare i tifosi più bravo di quello che sono. Ho sempre pensato al ‘noi’ e non all’io.”

Moggi ha inoltre ipotizzato che possano esserci state interferenze capaci di incrinare il rapporto tra i componenti della Triade: “Forse qualcuno ci ha voluto mettere lo zampino per mettersi in mezzo a noi.

Il messaggio a Giraudo dopo gli anni della Triade

Nel finale del suo intervento, Moggi ha riconosciuto il valore del lavoro svolto da Giraudo, pur criticando il momento e le modalità con cui sarebbero emerse determinate valutazioni sul passato.

“Ho sempre detto che la persona più brava fosse Giraudo, era lui a capo della nostra triade. Non accetto certe dichiarazioni. Lo ringrazio per quello che ha fatto, ma parla nel momento in cui si opera, doveva dirlo prima che certe cose non gli stessero bene.”

Il tono diventa quindi più personale quando Moggi parla del rapporto che lo legava all’ex dirigente juventino.

“Mi dispiace essere frainteso perché l’ho sempre ritenuto un amico e un fratello. Sono sempre stato l’unico a difendere la Juventus e lui spesso non mi ha aiutato durante il processo”.

Le parole di Moggi riaccendono così il dibattito sulla gestione della Juventus negli anni precedenti a Calciopoli e sui rapporti tra i protagonisti di quella dirigenza. A distanza di molti anni, le diverse versioni degli ex componenti della Triade continuano a proporre nuove chiavi di lettura su uno dei periodi più discussi della storia recente del club bianconero.

Redazione

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