Arrivabene racconta il salvataggio in Ucraina: “Confronto con le autorità ucraine e siamo partiti!”

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L’A.d. ha raccontato come si è svolta l’operazione di salvataggio con i bus ufficiali della Juventus in Ucraina: “2.800 chilometri al massimo a 106 orari: ci hanno fermato solo una volta in Slovenia.

Nel corso della lunga intervista uscita quest’oggi sulle pagine de Il Corriere dello Sport l’A.d. della Juventus Maurizio Arrivabene mostra al direttore Zazzaroni, che lo sta intervistando, un video sul telefonino di una classe di ragazzini che urla “Forza Juve!“.

«Il video me l’hanno girato prima della partita, sono i 65 bambini ucraini tra i sei e i dodici anni che siamo andati a prendere per dar loro una protezione e un futuro. Adesso sono a La Morra, in provincia di Cuneo. Mi creda, l’esclusiine dalla Champions League mi è dispiaciuta tanto anche per loro. Guardi che entusiasmo…». 

Nasce così, da un video inviato sul telefonino, l‘idea del dirigente bianconero di fare qualcosa di concreto per la popolazione ucraina in ore drammatiche come quelle della guerra.

L’A.d. racconta come è nata l’idea del salvataggio con i due bus ufficiali della Juventus e con tre Jeep.

Io e Claudio (Albanese, nda) intorno alla mezzanotte ci stavamo scambiando dei messaggi sulla guerra, vedendo certe terribili immagini dei bambini e delle loro madri, gli ho detto: perché non andiamo a prenderli? Dobbiamo fare qualcosa. E lui: “Se vai, vengo con te”. È stata Deniz, la moglie di Andrea, a darci la spinta decisiva. “Vengo anch’io”. Ci siamo confrontati con le autorità ucraine e con il supporto della Protezione civile e della Regione Piemonte, che li hanno in cura, siamo partiti il venerdì, alle 20.”

 

A partire sono tre Jeep e i due pullman ufficiali della Prima Squadra e della formazione femminile.

 

“Io guidavo una Jeep” – racconta Arrivabene – “Su un’altra Riccardo, l’autista ufficiale. Li avevamo riempiti di generi alimentari, vestiti, medicine. Deniz naturalmente è venuta con noi. Passando dalla Slovenia abbiamo raggiunto Zahony, un paesino al confine tra Ungheria e Ucraina. La domenica mattina eravamo a La Morra, 2.800 chilometri ai 106 all’ora come velocità massima.

 

La trasferta di Coppa Italia a Firenze venne infatti svolta senza il pullman ufficiale e senza il medico sociale impegnati in questo rischioso salvataggio.

 

“Avrà notato che a Firenze non c’erano il medico sociale e il pullman della squadra, oltre a tre addetti alla sicurezza. Con noi è venuta anche una psicologa. Mi ha colpito la dignità di quella gente. E poi pensi, si sono riuniti tutti in cerchio, c’era anche il sindaco di Zahony, prima di regalarci un piatto pieno di fiori, Capisce, il regalo l’hanno fatto loro a noi… Ora che ci penso, 2.800 chilometri e ci hanno fermato una solo volta, la polizia, in Slovenia.”

Redazione

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