L’utilizzo del termine vergognarsi, pronunciato da Thiago Motta e dal rappresentante dello spogliatoio di turno, Mattia Perin, sembra più un tentativo di smorzare la tensione nell’ambiente piuttosto che una vera e propria presa di coscienza della situazione. Tuttavia, non si può certo parlare di una squadra che gioca contro il proprio allenatore, come a volte accade in questi casi: non ci sono segnali di una frattura netta tra tecnico e giocatori, ed è proprio questo a rendere il quadro ancora più complesso e preoccupante. Se la Juventus fosse in aperta rottura con il suo allenatore, ci sarebbe almeno una spiegazione chiara per le difficoltà in campo. Invece, il malessere che aleggia alla Continassa è più sottile, fatto di tensioni sotterranee e di un rapporto tra una parte significativa dello spogliatoio e il tecnico italo-brasiliano che non si può certo definire idilliaco.
E pensare che solo pochi mesi fa, in estate, il clima sembrava completamente diverso: l’arrivo dei nuovi acquisti era accompagnato da un Motta perfettamente calato nel ruolo di guida del progetto bianconero, accolto con entusiasmo da giocatori come Kalulu, Conceição e Kolo Muani, che avevano scelto la Juventus anche dopo un confronto con l’allenatore. Il carisma di Motta e le sue capacità tecniche non sono mai state in discussione, tanto che in molti lo considerano un futuro grande della panchina. Ma il problema non è la competenza tattica, bensì la mancanza di empatia – termine ormai di moda, ma perfetto per descrivere la situazione.
L’allenatore non è riuscito a creare un legame forte con lo spogliatoio: il suo approccio rigido, sia nelle scelte tecniche che nei rapporti personali, ha generato un clima di freddezza che, con il passare delle settimane, si è fatto sempre più evidente. Un fattore che potrebbe pesare sulle valutazioni della dirigenza a fine stagione, quando il futuro verrà deciso non solo sulla base dei risultati, già di per sé inferiori alle aspettative.
Per fare un confronto, a Napoli la squadra sembra pronta a gettarsi nel fuoco per Antonio Conte, mentre a Torino il legame emotivo con il tecnico non è altrettanto forte. Nessuno rema apertamente contro Motta, ma manca quel senso di unità e di identificazione che spesso fa la differenza nei momenti difficili. Alcune scelte, come la gestione della fascia di capitano a rotazione e i continui cambiamenti nella formazione titolare, hanno contribuito ad aumentare il senso di distacco. Sono solo la parte visibile di un problema più profondo, che affonda le radici nei delicati equilibri di uno spogliatoio che dovrebbe rimanere unito, ma che in realtà sembra sempre più distante dal suo allenatore.



IL MIO RAPPORTO CON LA SQUADRA E’…OTTIMO !!! MAVAIADAREVIAILQUL…..
È evidente da molto tempo. Forse Giuntoli e Motta non sono adatti alla Juventus.
MA FINITELA TIRAPIEDI