A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Peppe Cannella, mediatore calcistico.
Cannella sul calcio italiano
“È sempre difficile arbitrare, perché oggi, con la tecnologia e tutti i mezzi di comunicazione, ogni episodio viene analizzato nei minimi dettagli. Ci sono migliaia di occhi che osservano e giudicano ogni decisione, quindi è impossibile evitare critiche. Se ci riferiamo alla partita dell’Atlétic Bilbao e al rigore dell’Atletico Madrid, direi che tutti, tranne il Real, sono stati sfortunati. Per quanto riguarda l’espulsione di Hummels, credo che, come ha detto Ranieri, se fosse successo il contrario, ora staremmo dicendo che la decisione era giusta. Alla fine, è andata così. Con questa eliminazione abbiamo praticamente detto addio alla possibilità di avere cinque squadre in Champions League anche per la prossima stagione. Questo complica i piani di squadre come Juventus, Lazio e Bologna, che sono tutte lì, racchiuse in un fazzoletto, e credo che la squadra con il rendimento più costante sia il Bologna.
Anche la Lazio ha qualcosa in più rispetto alla Juventus, che avrà un finale di campionato complicato, viste le ultime vicende e l’eliminazione dalla Coppa Italia. Nei grandi club, quando si è in difficoltà, si parla sempre di mercato e avvicendamenti societari, e questo influisce sulle prestazioni della squadra. La Juventus farà di tutto per restare tra le prime quattro, ma vedo la Lazio favorita. Anche il Bologna sta crescendo, c’è entusiasmo. Conosco Italiano, l’ho avuto come giocatore e so che saprà trasmettere la giusta mentalità alla squadra. Thiago Motta, invece, ha una gestione diversa, staremo a vedere. L’importante è che il finale di campionato sia il più equilibrato possibile e con meno errori, sia da parte degli arbitri che delle squadre”.
Sulle responsabilità in casa Juventus
“Non è facile giudicare dall’esterno, ma le responsabilità sono condivise. Se Giuntoli ha scelto Thiago Motta e insieme non sono riusciti a ottenere risultati immediati, è chiaro che le colpe vadano divise. Bisogna anche capire se alcune decisioni, come le cessioni di Sczcesny e Danilo, o l’investimento su determinati giovani, siano state imposte dalla società. Se così fosse, Giuntoli avrebbe semplicemente eseguito delle direttive. Personalmente, credo che il suo successo a Napoli sia stato anche merito del supporto che ha ricevuto da De Laurentiis per nove anni, che gli ha consentito di costruire e correggere gli errori. Alla Juventus, invece, la pressione è immediata: basta perdere due partite per essere considerati in crisi”.


