L’intervista di Michel Platini a Il Giornale
70 ANNI-Ā “Non ho mai pensato all’etĆ ma questa volta sƬ e c’ĆØ un motivo. Il papa Leone XIV ĆØ più giovane di me e comincio ad invecchiare”.
IMPORTANZA FAMIGLIA NELLA SUA CARRIERA-Ā “Fondamentale. Se mia mamma mi avesse preso a schiaffi perchĆØ avevo rotto un vetro della finestra dando calci ad un pallone o se mi avesse impedito di giocare divertendomi avrei fatto poche cose nella vita e non so nemmeno quali. Il mio bicchiere ĆØ sempre stato pieno e i valori ricevuti dai miei genitori mi hanno portato a non rimpiangere mai niente e ad avere una grande sensibilitĆ . Credo nel destino”.
ITALIA-Ā “Era arrivato il momento. Potevo andare in Inghilterra, in Germania, in Spagna ma scelsi l’Italia. Un richiamo di origini, non conoscevo nulla della Juventus ma venni spinto dall’orgoglio e dal pensiero di andare nel paese dei miei parenti e di mia moglie”.
CINQUE ANNI-Ā “Mi ricordo la frase di quando conclusi la mia carriera a Torino: “Ho fatto cinque anni di ferie in Italia giocando a pallone e sono stato pure pagato bene””.
HA RIMPIANTI?-Ā “Nessuno. Ho avuto tutto cio che potevo sognare. Calciatore, allenatore, presidente del mondiale e tutto per destino. La presidenza della Uefa no, l’ho voluto tanto”.
AGNELLI-Ā “Non sento nessuno. Ogni tanto mi capita di incontrare qualcuno a qualche evento benefico”.
PALLONE D’ORO-Ā “Credo sia al museo della Juventus. Lo regalai all’avvocato Agnelli il giorno dei suoi 70 anni e mi invitò da Maxim a Parigi. Ero l’unico calciatore. Scrissi un biglietto: Questa ĆØ una cosa che lei non potrĆ mai avere”.
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