Sabatini contro Comolli: “Gli algoritmi servono, ma saperli usare è un’altra cosa”

Nel corso di un intervento sul proprio canale YouTube, il giornalista ha dedicato ampio spazio al tema nelle strategie di mercato

Nel corso di un intervento sul proprio canale YouTube, Sandro Sabatini ha dedicato ampio spazio al tema dell’utilizzo degli algoritmi nelle strategie di mercato, commentando le recenti dichiarazioni di Damien Comolli. Il giornalista ha spiegato che “gli algoritmi, cioè i dati, sono importantissimi, sono fondamentali per fare il mercato”, ma ha aggiunto che questi strumenti non possono essere considerati una verità assoluta. A suo avviso, serve sempre l’occhio umano per interpretarli: “è ovvio che poi si adottano e si modellano in base alla visione personale, perché altrimenti se tutti facessero gli stessi algoritmi… alla fine ci sarebbe un giocatore da prendere come numero uno e uno come numero due e uno come il numero tre, ma non è così”.

L’attacco di Sabatini a Comolli

Sabatini ritiene quindi che l’abilità non risieda nell’accedere ai dati, bensì nel saperli leggere: “A procedere con gli algoritmi son buoni tutti… a scegliere dopo aver visionato gli algoritmi son buoni in pochi”. Ed è proprio qui che individua il limite di Comolli, accusandolo di essersi affidato troppo ai numeri nella scelta di alcuni profili: “Ecco perché credo che Comolli ha scelto con gli algoritmi Zhegrova, sempre rotto, Openda, David per ora fallimentare e Joao Mario”. Con toni ironici, aggiunge che forse “farebbe bene fare un mercato a gennaio senza algoritmi”.

Sabatini invita a una riflessione più ampia: per capire cosa serve davvero alla Juventus non occorrono né software sofisticati né domande poste a un’intelligenza artificiale, perché è evidente che la squadra necessiti “innanzitutto di un regista, di un Pjanic”. Secondo lui, la mancanza di una figura simile dura ormai “da 5 anni” e andrebbe colmata anche valutando l’idea di un ruolo di consulenza proprio per l’ex bianconero.

Vlahovic o David? La scelta di Sabatini

Il giornalista si sofferma poi sul paragone tra Vlahovic e David. Dal punto di vista tecnico, sostiene che la differenza è netta: “è come tra mangiare e stare a guardare”. Sul piano della percezione pubblica, invece, entrambi vivono situazioni complesse: uno arrivato con grande entusiasmo poi affievolito, mentre l’altro  “contro tutti… eppure si è ripreso con grande personalità”.

Infine, Sabatini richiama l’attenzione su un aspetto economico spesso trascurato: “A Vlahovic si imputa il fatto di avere un contratto da 8 milioni più 4 di bonus… E nessuno invece dice che David guadagna 6 milioni netti, ma 12 milioni li ha presi all’ingresso”. Risultato: se Vlahovic pesa 12 milioni per questa stagione, “quest’anno David costa 12 di buona entrata più 6 di stipendio, totale 18”.

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