Luciano Spalletti sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua vita privata. Nelle scorse ore è infatti scomparsa la madre Ilva, che aveva 93 anni e viveva a Spicchio-Sovigliana, nel comune di Vinci, in provincia di Firenze. La notizia ha suscitato profonda commozione nell’ambiente calcistico, con numerosi messaggi di vicinanza rivolti all’allenatore toscano da parte di società, tifosi e addetti ai lavori.
Un legame speciale costruito fin dall’infanzia
Nel corso degli anni Spalletti ha raccontato più volte quanto la madre abbia inciso sulla sua formazione personale. Tra gli episodi più significativi ricordati dal tecnico c’è quello risalente alla sua infanzia, quando, in occasione dei Mondiali del 1970, chiese a Ilva di cucire una grande bandiera italiana. Quel ricordo, condiviso pubblicamente durante una conferenza stampa, rappresentava per lui il simbolo di un sogno nato da bambino e alimentato grazie al sostegno della famiglia. Per Spalletti quella bandiera non era soltanto un oggetto, ma il segno di un affetto che lo ha accompagnato lungo tutto il suo percorso umano e professionale.
La difesa della madre dopo gli insulti dagli spalti
Il nome di Ilva era diventato noto anche in seguito a un episodio spiacevole avvenuto alcuni anni fa, quando alcuni tifosi avversari la presero di mira con cori offensivi durante una partita. Spalletti manifestò pubblicamente tutta la propria amarezza, sottolineando come certi comportamenti non dovessero trovare spazio negli stadi. Successivamente fu la stessa Ilva a invitare tutti a vivere il calcio con maggiore rispetto, ricordando che lo sport dovrebbe essere un momento di aggregazione e non un’occasione per diffondere odio e maleducazione.
Un ricordo destinato a rimanere
La scomparsa di Ilva segna una perdita profondamente personale per Luciano Spalletti. In ogni testimonianza resa negli anni, l’allenatore ha descritto la madre come una presenza fondamentale, capace di trasmettergli valori, equilibrio e determinazione. Oggi il mondo del calcio si unisce al dolore della sua famiglia, ricordando una donna che, pur lontana dai riflettori, ha avuto un ruolo importante nella storia di uno dei tecnici più apprezzati del panorama italiano.
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