A poche ore dalla sfida di Champions League tra Real Madrid e Juventus, il giornalista Tony Damascelli, attraverso le colonne de Il Giornale, firma un editoriale durissimo che fotografa con toni impietosi la realtà bianconera, lontanissima dai fasti del passato.
“Per i nostalgici juventini tira una brutta aria”
Damascelli apre il suo pezzo con un tono nostalgico ma intriso di amarezza:
“Per i nostalgici juventini tira una brutta aria. Stasera al maestoso Santiago Bernabeu va in onda un remake di Real Madrid-Juventus, sfida leggendaria che nei favolosi anni Sessanta vide la squadra bianconera vincere con un gol di Enrique Omar Sivori.”
Il giornalista rievoca quella Juventus epica, capace di imporsi sul Real Madrid dei campioni, per poi compiere un brusco salto nel presente, dove, a suo giudizio, di quella grandezza non resta quasi nulla.
“A Torino non c’è più uno che valga nemmeno uno dei calzettoni abbassati di Sivori”
Con una delle sue metafore più taglienti, Damascelli mette a confronto il passato glorioso con la realtà odierna:
“Oggi, a Torino, non c’è più uno che valga nemmeno uno dei calzettoni abbassati del cabezón argentino.”
Una frase che riassume perfettamente, nel linguaggio diretto e iconico del giornalista, il declino tecnico e carismatico della Juventus moderna, priva — secondo lui — di interpreti capaci di incarnare la storia, la grinta e il talento che un tempo distinguevano i grandi del passato.
“Una fiesta madridista in vista”
L’analisi di Damascelli non si ferma alla malinconia, ma entra nel merito del divario tecnico ed economico tra le due squadre:
“La Juventus affronta il Real Madrid sapendo di andare incontro a una fiesta madridista, anche se il football è capace di riservare, almeno per i romantici, sorprese incredibili.”
Un passaggio che, pur lasciando uno spiraglio al sogno e all’imprevedibilità del calcio, fotografa un quadro realistico e preoccupante: quello di una sfida impari, dove la distanza tra le due società appare ormai siderale.
“Un divario tecnico e patrimoniale abissale”
Damascelli conclude la sua riflessione con un paragone che va oltre il campo, toccando la struttura e la solidità dei due club:
“È invece credibile l’assoluto divario tecnico tra le due squadre e l’abissale distanza patrimoniale dei due club: uno saldissimo attorno alla figura di un imprenditore come Florentino Perez, l’altra alla ricerca di un tempo perduto, povera di uomini, di idee e di quattrini.”
Una sentenza che non lascia spazio a interpretazioni: la Juventus, secondo Damascelli, ha perso la propria identità, si è impoverita non solo sul piano economico, ma soprattutto su quello umano e progettuale.


