Nel corso di un intervento alla trasmissione Medicina Top, l’ex dirigente della Juventus Luciano Moggi ha affrontato diversi temi legati al calcio italiano. Tra gli argomenti principali della sua analisi c’è stata la perdita di attrattiva della Serie A nei confronti dei grandi giocatori stranieri, un fenomeno che secondo lui rappresenta una delle principali differenze rispetto al passato.
Moggi ha espresso una riflessione piuttosto netta sull’evoluzione del calcio moderno e sul cambiamento del livello tecnico nel campionato italiano. Secondo l’ex dirigente, negli anni in cui la Serie A era considerata il punto di riferimento del calcio mondiale arrivavano in Italia molti dei migliori talenti internazionali, mentre oggi la situazione è diversa. A questo proposito ha dichiarato: “Tutti dicono che il calcio di oggi sia cambiato, ma la realtà è che sono cambiati i piedi dei giocatori: in Italia prima avevamo stranieri top, adesso vengono solo quelli che vogliono imparare a giocare a calcio e appena hanno imparato se ne vanno in Premier League.”
L’inizio della carriera di Luciano Moggi
Durante l’intervista Moggi ha poi ripercorso anche una parte della propria storia personale, raccontando come abbia intrapreso il percorso che lo ha portato a diventare uno dei dirigenti più discussi e influenti del calcio italiano. Parlando della sua giovinezza e della breve esperienza da calciatore, ha spiegato: “La mia carriera di calciatore? Non ero uno che poteva arrivare, così ho deciso di smettere: ho fatto un concorso per le Ferrovie dello Stato da capogestione e ho vinto, quindi ho chiesto alla Juventus, con cui avevo fatto un provino da ragazzino, di fargli sia da opinionista che da osservatore; hanno risposto di sì e da lì è cominciato tutto.”
Infine, Moggi ha ricordato i sacrifici compiuti nei primi anni della sua esperienza nel mondo del calcio, quando doveva conciliare il lavoro con la passione per lo scouting e l’attività di osservatore: “Finivo di lavorare alla stazione di Civitavecchia alle 6 di mattina, dopo aver lavorato tutta la notte, e alle 8 prendevo il treno per Torino: ho fatto questa vita per vent’anni, ma ci vuole un certo carattere per andare avanti quando ti accorgi che le circostanze non sono adatte a te”.
Le parole dell’ex dirigente offrono quindi uno spaccato sia sull’evoluzione del calcio italiano sia sul percorso personale che lo ha portato ai vertici del mondo calcistico.


