“Il fatto di scendere dall’aereo con la coppa in mano fu una scelta della società: è stata criticata, ma la difendo perché era il modo per onorare i nostri tifosi morti per vedere una partita di calcio”: così Sergio Brio spiega la decisione di mostrare il trofeo della Champions League al rientro da Bruxelles, dopo la tragedia dell’Heysel. “Un gruppo di nostri giocatori era in nazionale, io ero il più anziano – dice l’ex calciatore bianconero durante le commemorazioni per i 40 anni da quella tragica notte del 29 maggio 1985 – e Boniperti volle che io scendessi dall’aereo con la coppa”.
Brio ricorda anche quei momenti così tragici allo stadio: “È bruttissimo, fu un prepartita difficoltoso perché il riscaldamento si prolungò nel tempo e vedevamo i nostri tifosi feriti e con le maglie strappate – il racconto del classe 1956 – e non auguro a nessuno di vivere una serata così”. Brio parla anche di attualità: “La Juve ha avuto un’annata con difficoltà, anche in infermeria, e di conseguenza non si possono dare a qualcuno, ma certamente miglioreremo” conclude davanti all’installazione ‘Verso Altrove’, monumento appena inaugurato in memoria delle vittime dell’Heysel.
Seguici su
Aggiungi tifojuventus.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


