Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa per presentare la sfida tra Juventus e Lazio. Il tecnico bianconero ha preso parola dopo aver lasciato spazio a Kenan Yildiz e Damien Comolli, protagonisti dell’annuncio, con tanto di firma in diretta, sul rinnovo del contratto che legherà il numero 10 alla Juve fino al 2030. Di seguito ecco le parole di Spalletti.
La conferenza di Spalletti
RINNOVO YILDIZ – «È una giornata chiave per il domani della Juventus. L’idea di poter contare su Kenan ancora a lungo è qualcosa di davvero bello».
LE CONDIZIONI DI YILDIZ – «Yildiz è disponibile e oggi ha svolto l’intera seduta insieme al gruppo. Conceição e Kelly invece hanno lavorato separatamente: visto il poco tempo trascorso, è meglio rimandare ogni valutazione a domani».
FUTURO – «Credo sia corretto non forzare i tempi: la società deve potersi prendere lo spazio necessario per riflettere. Da parte mia, se riuscirò a dimostrare il mio valore come ha fatto Kenan, allora tutto potrà accadere. La priorità resta una sola: preparare al meglio le partite. La Juventus ha alcune situazioni da sistemare, come quelle contrattuali, che sono fondamentali per il futuro. C’è anche la mia posizione, ma sono arrivato lasciando piena libertà di scelta al club. Le partite possono cambiare percezioni e giudizi, quindi serve calma. Con Elkann mi sento spesso al telefono: lo percepisco vicino, coinvolto, attento alla nostra voglia di crescere e diventare più forti. Con una presenza così alle spalle, ci sentiamo ancora più solidi».
SECONDE LINEE – «Siamo obbligati a fare delle scelte. Essendo una squadra con un’identità precisa, la capacità dei giocatori di interagire e influenzarsi durante la gara è determinante. Forse, dando spazio a certi elementi, sono riuscito a incidere positivamente su chi gioca di più, ma non vedo vere differenze: se emergono, lo fanno nella prestazione collettiva, non per responsabilità del singolo. In una partita come quella contro il Monaco non posso puntare il dito contro chi era subentrato nel match precedente. La squadra nel complesso è stata sotto livello. I cambi, in quel caso, vanno assolti».
BUONE PRESTAZIONI – «C’è chi pensa al bel gioco e chi al risultato, e poi ci sono quelli che cercano l’equilibrio. Io sono convinto che avere il pallone significhi poter indirizzare la partita. Contro squadre come la Lazio, se concedi il possesso, fai esattamente il loro gioco: Sarri e le sue squadre sono fatte così. Alcune partite ti lasciano la sensazione di incompiutezza, ma è il percorso che vogliamo seguire. Adattarci agli avversari, provare ad avere più palla noi, è una soluzione importante. Poi conta come la utilizzi: puoi tenerla in modo sterile, utile solo alle statistiche, oppure verticalizzare e chiudere l’azione rapidamente. Dipende dalle opportunità che si creano. È un sistema fluido, da interpretare di volta in volta: non esiste un solo modo di stare in campo».
YILDIZ LEADER A 20 ANNI – «Prima di tutto dà energia a tutta la squadra. Il valore dei grandi giocatori si misura da quanto riescono a connettersi con il gruppo e a renderlo più forte. Kenan ha un uno contro uno devastante, ti porta immediatamente in una situazione di vantaggio perché quasi sempre supera l’avversario diretto. È una qualità rara, che permette di creare subito qualcosa di pericoloso. La sua unicità sta nel modo in cui interpreta le giocate, nella finalizzazione e nell’estro. È davvero tanta roba. La giovane età riflette anche l’educazione ricevuta: è un ragazzo solare, scherza con tutti, sa stare in mezzo alle persone. Capire gli altri e sapersi muovere in contesti diversi è una qualità enorme oggi, e lui in questo ha una capacità straordinaria».
BOGA E HOLM – «Sono due giocatori di qualità che possono darci un contributo importante. Boga come alternativa a Yildiz? Cercavamo qualcuno con quelle caratteristiche e quella posizione di partenza. Boga però sa muoversi anche in altri ruoli: ha rapidità, sensibilità con il pallone e capacità di saltare l’uomo. In un contesto che funziona, queste qualità emergono ancora di più. Ha mostrato subito personalità, creando nuove soluzioni offensive. Holm lo conosco bene dai tempi dello Spezia, dove l’ho seguito spesso: mi aveva già colpito allora e poi ha avuto una crescita notevole, anche grazie al lavoro con Italiano e all’esperienza in una realtà importante come il Bologna».
COLPI ALLA YILDIZ – «Una delle doti principali di un allenatore è riuscire a ottenere giocatori forti. Servono calciatori di personalità e di livello, capaci di far rendere la squadra e di sostenere obiettivi ambiziosi, soprattutto alla Juventus. L’allenatore incide, ma alla fine sono i giocatori a determinare i risultati. Se fossi io a guidare la squadra, lavorerei con la società per inserire elementi che migliorino davvero il gruppo, evitando spese inutili: contano le operazioni che fanno la differenza, il resto è secondario».
LAZIO – «È una squadra dinamica, che sa giocare a calcio. L’adattamento continuo alle situazioni di gara è una qualità fondamentale. Capire cosa succede attorno a te ti permette di prendere il controllo del gioco. Distanze e ritmo devono essere sincronizzati: le squadre di Sarri sono sempre compatte, ti pressano come collettivo. Dovremo essere altrettanto bravi, restare uniti e leggere i vari momenti della partita. A mio avviso valgono più di quanto dica la classifica».
CONCRETEZZA – «Un tempo il centravanti era quasi sempre il terminale finale. Oggi spesso è il punto di partenza, perché la finalizzazione è distribuita su più uomini, come succede a noi. La punta crea spazio per gli inserimenti, ad esempio quelli di McKennie. Venendo incontro, genera superiorità e libera zone che i difensori devono coprire, lasciando varchi. Vogliamo essere una squadra che si muove e si influenza attraverso il gioco, capendo quando una situazione è favorevole o meno. Il numero nove apre spazi, ma serve anche capacità di concretizzare. McKennie, in base alle esigenze, lo utilizziamo in costruzione o per aiutare a uscire dalla pressione: è un giocatore duttile e per questo lo impieghiamo in più zone del campo».
KELLY – «È un calciatore di grandissimo livello, ma al momento sfrutta solo una parte delle sue potenzialità. Non è solo mancino: usa benissimo anche il destro. Sa scegliere bene i passaggi quando esce dalla linea difensiva e ha un tiro potente, tanto che potrebbe battere anche punizioni di forza. Vorremmo dargli questa responsabilità. È un giocatore completo».
COSA MANCA A CONCEIÇÃO – «Deve crescere nella lettura del momento. Nel calcio di oggi bisogna riconoscere subito il pallone che può cambiare la partita: sono attimi, e serve rapidità mentale. Il pallone segue prima l’idea che il piede, quindi bisogna avere chiarezza. Affidarsi solo all’istinto spesso porta all’errore; con lucidità, invece, si trovano soluzioni più pulite».
SCONTRI DIRETTI – «Serve una visione più ampia: non affrontiamo solo l’avversario, ma l’intero campionato e il nostro futuro. Ogni partita è nostra, perché siamo sempre noi a scendere in campo. Dobbiamo giocare secondo la nostra identità, indipendentemente da chi abbiamo davanti. Il contesto non deve cambiarci. Serve una mentalità forte, che non si spezza: è ciò che racconta chi sei, ovunque tu giochi. Dobbiamo mostrare questa forza in ogni situazione».
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