Matri: “Atalanta? L’avversaria più complicata per la Juventus”

L’ex attaccante bianconero ha ricordato la finale vinta nel 2015 e ha parlato di quella che si giocherà contro i bergamaschi

matri

Alessandro Matri ha rilasciato una lunga intervista parlando della finale di Coppa Italia che si giocherà mercoledì 15 maggio alle 21 fra Juventus e Atalanta. L’ex attaccante bianconero ha ricordato anche la finale vinta contro la Lazio nel 2015. Ecco cos’ha detto ai microfoni ufficiali della società.

“I ricordi sono tanti perché era pur sempre una finale, per di più in un anno magico dove eravamo riusciti a raggiungere anche l’atto conclusivo della Champions League. Tornando alla Coppa Italia, venivamo da una doppia sfida molto tosta contro la Fiorentina che ci aveva battuto in casa all’andata grazie alla doppietta di Salah, ma noi eravamo stati bravissimi a ribaltare il risultato a Firenze vincendo 0-3. La finale vinta contro la Lazio è un bellissimo ricordo perché io ero tornato alla Juventus nella finestra invernale di mercato, nel gennaio 2015, e una delle mie intenzioni era proprio quella di lasciare il segno, di riuscire a incidere con i miei gol. Il gruppo lo conoscevo già ed era un gruppo molto affiatato. La partita e la rete sono un ricordo indelebile. Non mi era mai capitato di segnare in una finale e devo dire che l’emozione è stata enorme. In quella partita io sono subentrato dalla panchina, prendendo il posto di Nando (Fernando Llorente, ndr), ed ero riuscito anche a segnare una rete nei tempi regolamentari prima che venisse annullata. Diciamo che poi ho cercato in tutti i modi di segnarne un’altra nei supplementari e quando ci sono riuscito è stata una vera e propria liberazione. È stato probabilmente un segno del destino, anche perchè prima del mio gol Djordjevic aveva colpito un doppio palo clamoroso. È stata una bella esplosione di gioia quando la mia conclusione è entrata in porta. Al triplice fischio, poi, sono iniziati i festeggiamenti e ricordo ancora che è venuto a congratularsi con noi l’allora Presidente Andrea Agnelli e, abbracciandomi, mi ha ringraziato per il gol segnato e mi ha detto che quello era il trofeo al quale teneva di più suo papà. Quelle parole non le dimenticherò mai. Sono ricordi bellissimi che porterò per sempre con me.”

Matri e la Juventus di oggi

“Come si batte l’Atalanta? Beh, in molti hanno provato a descrivere quella sensazione, c’è chi ha parlato di una seduta dal dentista ad esempio. Come vedi, non ho fatto l’allenatore… (ride, ndr). La lettura della partita è la cosa più difficile, ci sono più momenti in una stessa gara: l’Atalanta è cambiata nel corso del tempo, prima era tutto uomo contro uomo andando a prendere alti gli avversari, ora lo fa con un baricentro più basso. Questa è una delle tante forze di un gruppo che riesce a giocare ad altissima intensità e che nello scontro fisico non è seconda a nessuno. Per superare l’Atalanta si può pensare di vincere attraverso la giocata di un singolo – la Juventus ha giocatori importanti che possono incidere; sicuramente poi sfruttando l’organizzazione difensiva, una caratteristica che la Juventus ha nel DNA, quella di saper soffrire. È una delle avversarie più complicate che potessero capitare alla Juventus, questo è certo.

Per le squadre come Juventus, Inter, Milan, abituate alle competizioni europee, non è un vantaggio scendere in campo solo una volta alla settimana – come si è più volte sottolineato quest’anno. Sono gruppi non abituati a preparare un match per sette giorni, rischi che il livello di attenzione si abbassi perché i giocatori hanno altri ritmi, tengono sempre alta la tensione. Mi viene da pensare a quanto successo contro l’Empoli a gennaio: dopo quella sfida la Juventus ha avuto un’intera settimana prima della gara contro l’Inter e nella testa dei giocatori c’è stato tutto il tempo di pensare all’occasione mancata di arrivare allo scontro diretto virtualmente avanti, invece avendo solo tre giorni pensi solo alla partita e non a quello che è successo. Avendo solo un impegno a settimana è diverso: l’umore di quelli in panchina lo percepisci, i fastidi, le incomprensioni. Si innescano tante dinamiche che spostano il focus dalla partita.”

Redazione

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