Locatelli, amore bianconero e leadership: “Voglio vincere un trofeo con la Juve e alzarlo io”

Il centrocampista racconta il suo rapporto con la Juventus e lo fa partendo dalle origini.

Manuel Locatelli racconta il suo rapporto con la Juventus e lo fa partendo dalle origini. Il centrocampista classe 1998, oggi capitano bianconero, spiega quanto la passione per il club sia radicata nella sua famiglia e quanto abbia influenzato le sue scelte professionali.

“Tutta la mia famiglia tifava Juve, le prime maglie che abbiamo avuto erano della Juve. Sia io che mio fratello avevamo quella di Del Piero. Poi mi ero fissato tantissimo con Nedved: pensa che quando ero piccolino chiedevo a mia mamma se avessi le gambe come lui, un po’ storte. E mia mamma mi diceva “Sì, sì, come lui”, anche se non era vero. Ma questo ti fa capire cos’era la Juve per me e per la mia famiglia. Per questo oggi è una gioia condivisa e anche una responsabilità in più, perché so che quando vado in campo lo faccio anche per loro”.

La scelta di rifiutare l’Arsenal

Il legame con i colori bianconeri ha avuto un peso determinante anche nelle sue decisioni di mercato. Locatelli rivela di aver messo da parte l’interesse dell’Arsenal pur di riuscire a vestire la maglia della Juventus.

“È stata totalmente una scelta di cuore. L’Arsenal è una squadra incredibile, con una grande storia, in un campionato importantissimo. Ma io volevo solamente la Juve, e la volevo già da un anno quando ci ero andato molto vicino. Non volevo ascoltare nessun’altra offerta, i miei agenti impazzivano: mi proponevano altre squadre, e io dicevo “solo la Juve”.”

Del Piero, Nedved e il sogno della maglia bianconera

Tra i ricordi che hanno alimentato la sua passione c’è una partita rimasta impressa nella memoria del centrocampista, legata proprio a due dei suoi grandi idoli.

“La vittoria a San Siro contro il Milan (2005, nda), con il gol di Trezeguet su assist in rovesciata di Del Piero”.

Da ragazzo Locatelli giocava da trequartista e indossava spesso il numero 10. Con l’evoluzione del calcio e del suo percorso, il suo ruolo è però cambiato, trasformandolo in un centrocampista centrale chiamato a svolgere numerosi compiti.

“È vero, giocavo sempre con il numero 10 sulle spalle, ma credo che tanti “vecchi” trequartisti siano diventati poi registi, perché il calcio è cambiato. Anche il mio modo di giocare è cambiato molto, prima mi “sporcavo” sicuramente meno e oggi ho capito che è fondamentale fare tutto, non solo impostare: serve aprire gli spazi, essere intelligente, dare una mano dal punto di vista tattico, essere presente con la personalità, con le parole. Il mio è un ruolo in cui bisogna essere completo in tutto: avere le geometrie è molto importante, però è importante tutto il resto, in primis dare equilibrio alla squadra”.

La crescita tra Sassuolo e Juventus

Il percorso di maturazione tattica è passato soprattutto dall’esperienza al Sassuolo, prima dell’arrivo alla Juventus. A Torino, poi, Locatelli riconosce ad Allegri un ruolo importante nella sua crescita.

“Credo che dal punto di vista tattico sono cresciuto tantissimo a Sassuolo, dove ho imparato a fare bene le due fasi. Poi alla Juve da questo punto di vista Allegri mi ha dato tantissimo. È un ruolo molto molto complesso ma al tempo stesso bellissimo, perché hai tante responsabilità”.

Il peso della fascia da capitano

La responsabilità è una delle parole chiave della filosofia di Locatelli, soprattutto da quando ha assunto un ruolo ancora più importante all’interno dello spogliatoio juventino. Il centrocampista sottolinea quanto abbia imparato dai capitani che lo hanno preceduto.

“Io sono stato fortunato perché ho avuto dei grandi capitani prima di me nella Juve che mi hanno insegnato tanto. Da Giorgio Chiellini, da Leonardo Bonucci, da Danilo, da ognuno di loro ho preso qualcosa, ho cercato di imparare, di osservare. Credo che osservare sia qualcosa di importante e che ancora oggi consiglio tante volte ai ragazzi. Tante volte ci si aspetta che un capitano parli, invece credo che è meglio osservare i più grandi, chi è da più tempo in squadra. Ma mi affido tanto anche allo staff: per esempio parlo tanto con i fisioterapisti, che sono lì da una vita. La Juve è tutto questo, un insieme, non siamo solo noi giocatori. Credo che la vera differenza la faccia la continuità delle cose, di chi sta lì da tanto tempo: se uno rimane alla Juve per molto, vuol dire che se lo merita. E quindi è da qui che passa il mio compito di far capire agli altri la juventinità”.

Disciplina e gestione delle difficoltà

Locatelli considera fondamentali due insegnamenti ricevuti dai precedenti leader dello spogliatoio: la cura quotidiana del lavoro e la capacità di essere un punto di riferimento nei momenti più complicati.

“La disciplina del lavoro e la gestione dei momenti difficili. In quelli devi sempre cercare di essere quello che gli altri guardano. Nei momenti complicati i miei compagni devono sapere che io ci sono, questa cosa non deve mai mancare. Perché è in queste situazioni che si vede la personalità. Nel quotidiano devi essere maniacale, devi essere attento ad ogni cosa, devi curare il tuo corpo: gli altri devono vederlo e cercare di impararlo”.

Anche nei momenti di tensione, però, il capitano ritiene indispensabile calibrare il modo di comunicare, soprattutto quando nello spogliatoio ci sono giocatori giovani.

“Dipende, delle volte perdo la pazienza anch’io e sbraito, ma anche in quei casi devi essere molto attento perché ci sono tanti caratteri diversi, quindi devi sapere anche come dire le cose ai compagni. Ci sono tanti ragazzi giovani, perciò se dici le cose in un modo troppo forte ottieni l’effetto contrario e per questo bisogna cercare anche di essere equilibrati”.

Il rapporto con i compagni

Il ruolo di guida, secondo Locatelli, passa anche dalla capacità di trasmettere messaggi attraverso l’esempio. Il centrocampista racconta di aver ricevuto in alcune occasioni il riconoscimento dei compagni per i consigli dati.

“Sì, è successo e mi ha fatto molto piacere. Quando una persona ti cerca e ti ringrazia è la cosa più bella. A volte è una semplice questione di atteggiamento, di come ci si allena. Spesso si cercano degli alibi. Io dico: tu devi pensare a te stesso”.

L’intesa con Spalletti

L’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus ha rappresentato anche un nuovo capitolo nel percorso di Locatelli. Il giocatore ricorda il confronto avuto con l’allenatore e la fiducia ricevuta fin dall’inizio.

“Appena è arrivato mi ha parlato, mi ha detto che aveva fiducia in me e che probabilmente in passato aveva sbagliato qualche scelta, cosa che ha detto anche pubblicamente. È stato fondamentale avvertire da subito questa fiducia da parte sua, mi sono messo subito a disposizione perché è la cosa giusta da fare con un allenatore. Lui è un mister forte, credibile, ha una mentalità vincente, un ingrediente indispensabile alla Juve”.

Il grande obiettivo: vincere con la Juve

Il sogno di Locatelli è strettamente legato alla squadra che ha sempre desiderato rappresentare. Non si tratta soltanto di conquistare un trofeo, ma di essere lui stesso a sollevarlo da capitano.

“Vincere un trofeo con la Juve. E alzarlo io”.

Redazione

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15 Commenti
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23 giorni fa

Con te ?

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23 giorni fa

Vattene per il bene della Juve

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23 giorni fa

La narrazione pro capitano è una cosa insopportabile…
un altra stagione con lui titolare e la conference league sarà la nostra prossima fermata.

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24 giorni fa

Veramente è meglio che te ne vai, brocco

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24 giorni fa

VATTENE A FANKULOOOOOOO…se ami la juve vai in curva a vedere le partite e togliti dal campoo……bastaaaaaa

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24 giorni fa

Juve – next gen.

Se tenta un passaggio più lungo di 6 metri al 99% si può essere sicuri che lo sbaglia.

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24 giorni fa

Con te in cabina nemmeno la coppa del riusciremo a vincere

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24 giorni fa

Stai zitto e togliti la maglia asino

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24 giorni fa

Vai a cagare scarsone

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24 giorni fa

🔝🚽

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