Sulle colonne del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni torna a parlare degli errori arbitrali, riflettendo sugli episodi avvenuti durante Inter-Juventus dello scorso 14 febbraio e sulle minacce di morte ricevute tramite social da Alessandro Bastoni e dallāarbitro Daniele La Penna:
“Da quando cāĆØ il Var pretendiamo che lāarbitro veda anche quello che a occhio nudo non si può vedere. Questa forma di condizionamento trasforma il direttore di gara, lo spinge spesso a sentirsi Hawkeye, Occhio di Falco, e a commettere errori clamorosi. Non possiamo arrenderci a un protocollo colpevolmente sbagliato, insufficiente, ‘ipocrita’. Non possiamo arrenderci alla violenza dei social, alle minacce di morte rivolte con una disinvoltura e una vigliaccheria disarmanti a arbitri, calciatori e famiglie. Ć una guerra culturale contro lāignoranza, lāincultura, la rabbia” e contro “i cretini che ci circondano e si moltiplicano. Non tolleriamo i torti che subiamo nel calcio poichĆ© siamo spesso costretti a mandar giù quelli che ci toccano nella vita di tutti i giorni. A mangiar merda insomma. Le nostre parole sono come giganti quando ci fanno un torto, e come nani quando ci rendono un servigio”.
Zazzaroni denuncia cosƬ non solo la pressione e il rischio di errori a cui gli arbitri sono sottoposti, ma anche la cultura della violenza digitale che colpisce professionisti e famiglie. Lāanalisi evidenzia come il VAR, pur essendo uno strumento di supporto tecnico, abbia al contempo aumentato le aspettative e il peso mediatico sugli arbitri, creando un contesto in cui le conseguenze degli errori si amplificano, talvolta in modo ingiusto e pericoloso.
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